Villa Graziella B&B

Storia della Casa

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Villa Graziella: una fiaba con 50 anni di storia

Come tutte le fiabe, la storia di Villa Graziella, inizia con un “c’era una volta…” Proprio così. Per chi la conosce – o ci ha passato almeno una notte – questa grande dimora signorile, che si affaccia sul lago di Garda, ha qualcosa di insolito. Sarà per via del profilo coloniale, che allude a mondi lontani, o all’atmosfera indefinibile – vintage ed esotica al tempo stesso – che si respira nelle sue stanze… ma è chiaro a tutti, già dal primo colpo d’occhio, che questa non è una villa come le altre. Perché? Qual è l’incantesimo che rende unico questo luogo? Per capirlo, dobbiamo prendere in prestito la macchina del tempo e fare un salto indietro di mezzo secolo.

Villa Graziella ha spento da poco le sue prime 50 candeline. Certo non si direbbe – visti i passi da gigante di un restyling nuovo di pacca! – ma le origini della villa risalgono al 1966, quando Allegri di Peschiera del Garda – una delle migliori imprese di costruzioni in circolazione sul territorio, ieri come oggi – mise mano al progetto dell’architetto Moretto di Milano. L’idea era trasformare in dimora il sogno e i ricordi di una coppia appena tornata dall’Australia e creare un’opera che fosse al tempo stesso un magico album di ricordi e una casa, viva e accogliente, con le porte spalancate su presente e futuro.

 

La villa avrebbe preso il nome della proprietaria e si sarebbe chiamata Graziella… ma di fatto, le sue mura avrebbero recato il marchio di una coppia: di un uomo e una donna che sapevano cos’era l’amore. Graziella e Pino avevano vissuto in Australia per un decennio, dai primi anni cinquanta ai primi anni sessanta e volevano una villa che tracciasse una sorta di cordone ombelicale tra gli anni passati nell’Emisfero Sud e il loro paese d’origine. Certo, il loro sogno doveva adattarsi alla realtà del luogo, ma questo – per loro – non era certo un problema. Non c’era il mare? Che importa: avevano a disposizione un lago grande e bellissimo, blu come il mare, su cui – a mo’ di davanzale – fecero affacciare un grande porticato, un salone arioso, camere luminose e… grandi.

Sì, soprattutto grandi! Pino, infatti, durante la seconda guerra mondiale era stato imbarcato come comandante in seconda sui sommergibili della Regia Marina Militare Italiana e aveva combattuto sull’Atlantico. I sommergibili di quel periodo erano più che stretti… claustrofobici nel vero senso del termine: è per questo che Pino, per la nuova casa aveva voluto spazi ampi e ariosi. Era nato a Rovereto, nel 1910, quando la città faceva ancora parte del’impero Austro-Ungarico, ed era stato il primo roveretano ad andare all’accademia della Regia Marina Militare a Livorno. In quegli anni i roveretani erano quasi tutti alpini: scegliere la Marina, quindi, voleva dire infrangere la tradizione, nel vero senso del termine.

 

Graziella, invece era cresciuta fra Milano, il lago di Como dove si era trasferita con i suoi genitori durante la guerra, e il lago di Garda, dove era nata. La città e il lago (anzi i laghi!), avevano costituito per anni il leitmotiv della sua vita. Laureata in scienze agrarie, Graziella amava il verde e la natura. Per questo, aveva voluto che la villa fosse circondata da una folta e rigogliosa cornice di alberi e piante. La dimora sorge sui terreni di Cristino, il padre di Graziella: un uomo che da Bari, dove era rimasto orfano in giovanissima età, si era trasferito a Peschiera, dove era di stanza come ufficiale di cavalleria. E’ qui, a Peschiera, che Cristino aveva conosciuto Alda, la madre di Graziella e l’aveva sposata. Alla fine della guerra, i coniugi si erano trasferiti a Milano, dove Cristino incominciò a lavorare in campo bancario: fu fra l’altro uno dei soci fondatori della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Il lavoro, gli fruttò il patrimonio necessario ad acquistare un terreno fertile e rigoglioso, affacciato sulle rive del lago di Garda: la terra su cui, oggi, sorge Villa Graziella.

Pino, intanto, era sul lago di Como con un collega. Aveva divorziato da poco, compiendo di fatto un miracolo visto che all’epoca – in pratica – il divorzio non esisteva ancora. L’ex moglie, Vera, era figlia di un diplomatico polacco. L’aveva conosciuta a Shanghai, in Cina – prima della rivoluzione maoista – durante un ricevimento all’ambasciata polacca. Pino, all’epoca era imbarcato sull’incrociatore Montecuccoli, che stava facendo il giro del mondo… niente di strano, quindi, se gli era toccato in sorte (per paradosso) di trovare una moglie polacca… in Cina! Il matrimonio aveva fatto il suo corso nel giro di qualche anno e ottenere il divorzio era stato un vero e proprio colpo di fortuna. Da Taranto, dove abitava quando era in Marina, Pino aveva spostato le tende a Torino e aveva dato una svolta alla sua carriera. Alla FIAT, aveva iniziato a lavorare nel reparto grandi motori, dove progettavano i motori per navi, e da lì si era trasferito a Milano, dove non conosceva ancora nessuno. E’ qui,un giorno, che aveva incontrato un suo collega, ex ufficiale di Marina, il quale gli aveva proposto di accompagnarlo in visita da una coppia di amici, sul lago di Como. Manco a dirlo, si trattava proprio di Cristino e Alba… i quali avevano una figlia: una bella ragazza dai profondi e magnetici occhi neri.

 

I colpi di fulmine sono rari, ma esistono. Quando Graziella e Pino si conobbero fu amore a prima vista. Si sposarono nel giro di un anno e fecero vela quasi subito per l’Australia: un paese lontano che all’epoca, quando internet non esisteva e i mezzi di comunicazione erano meno agevoli, era davvero lontano anni luce. L’Australia, come meta, non era stata scelta a caso. Pino, ingegnere meccanico, era stato mandato in quel paese lontano dalla azienda italiana per cui lavorava, la SAE di Milano. Il suo, sarebbe stato un lavoro pionieristico: si trattava, in pratica, di avviare e dirigere EPT,una filiale australiana della SAE che – proprio come la casa madre – sfornava tralicci per linee elettriche ad alta tensione. Graziella, che adorava il marito, non ci pensò due secondi a seguirlo in capo al mondo. Per la coppia, iniziarono anni bellissimi: di curiosità e di scoperte. Le vacanze, per esempio, le trascorrevano sulle isole della Polinesia, che all’epoca erano un paradiso incontaminato e ancora tutto da scoprire. E poi c’erano gli amici, che erano molti e diversi e tornarono spesso a trovare la coppia, anche dopo il trasferimento in Italia.

 

La parentesi australiana, non fu una semplice parentesi, ma un immenso serbatoio di vita e di ricordi che i coniugi si portarono dietro – proprio come un bagaglio – quando si trasferirono a Milano. Il progetto di Villa Graziella prese forma proprio a partire da questa volontà di trasformare un magico forziere di ricordi in casa pronta ad accogliere. Villa Graziella aprì i battenti nel 1966 e da subito risultò a tutti chiara e manifesta la sua vocazione all’accoglienza. Era una casa “aperta” nel senso migliore del termine: pronta ad abbracciare e accogliere i tanti amici che bussavano alla sua porta. Graziella e Pino divennero presto il fulcro di un nutrito circolo di visitatori che andavano e venivano. Pino, da buon ex ufficiale di marina, era una persona affascinante, seria ed affidabile, sempre col sorriso sulle labbra, Graziella amava cucinare pietanze esotiche e raccontare dei suoi viaggi nell’altro emisfero… il grande salone della villa si animava di storie raccontate e raccolte. Proprio come un grande libro in pietra tutto da sfogliare.

 

Oggi, cinquant’anni dopo, la storia continua così come era iniziata. Villa Graziella accoglie, ascolta e si racconta ai suoi visitatori, davanti al grande, meraviglioso specchio del lago di Garda.

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